annarambaldi.com

Lavori e curriculum di Anna Rambaldi

Il doppio perfetto – Primo capitolo

Ecco il primo capitolo del mio romanzo Il doppio perfetto, pubblicato nel 2015 tramite Ilmiolibro.it.

IL DOPPIO PERFETTO – Capitolo 1

Il Professore si accomodò al tavolo del ristorante dell’albergo, sistemandosi il tovagliolo sulle ginocchia e appiattendone delicatamente le increspature. Inforcò gli occhiali con il gesto risoluto a cui i suoi studenti erano abituati e che risultava loro ormai familiare. Diede un’occhiata all’interno del locale e ai quadri che vi erano appesi: alcune missive scritte con pennino e inchiostro risalenti ai primi del secolo scorso, diversi documenti in latino della metà del Seicento e svariate foto d’epoca. Il soffitto era sorretto da massicce travi di rovere e nell’angolo della stanza dava bella mostra di sé una madia antica sulla quale una cameriera stava affettando croccanti fette di pane. Pensò che il contesto prometteva bene e sentì formarglisi l’acquolina in bocca non appena gli giunse alle narici un piacevole effluvio di tartufo nero. Aveva proprio appetito. Aprì il menu e cominciò a studiarlo attentamente, vagliando ogni singolo piatto che vi era annotato. Per il Professore, nella vita c’erano alcune cose assolutamente essenziali: lo studio e il dialogo con i maestri del passato, la diligenza nell’esercizio della sua professione, la dedizione nei confronti di amici e familiari… e la buona tavola. L’insegnante non poteva definirsi un uomo goloso: considerava il cibo come un qualcosa di piacevolmente idoneo a migliorare la qualità della vita, se impiegato adeguatamente. Per questo si alimentava in modo oculato, mai eccessivo, prediligendo prodotti genuini e tipici dei luoghi che di volta in volta visitava. Quando era in viaggio, come in questo caso, era suo desiderio consumare piatti cucinati come tradizione insegna, sempre se non di natura eccessivamente grassa e, quindi, inconciliabile con i principi a cui era andato attenendosi nel corso degli anni.

Era un uomo sulla sessantina, con una morbida barba canuta che gli conferiva un’aria socratica e ispirava simpatia non appena lo si incontrava. Aveva una statura alta e un portamento regale, che rendeva la sua presenza piacevolmente rassicurante. I suoi modi erano cordiali e ben si confacevano alla sua propensione allo stare in compagnia. Aveva sempre racconti divertenti, aneddoti e ricordi che, prolungati nel tempo per creare la giusta suspance durante le serate con gli amici, erano in grado di catturare l’attenzione dei presenti. Era uno straordinario narratore: il suo linguaggio era scandito da una perfetta combinazione di ritmo, accenti, pause, gestualità e contenuti singolari. Per questo tutti ricercavano la sua presenza e lo consideravano come uno di quei personaggi che si ha la fortuna di incontrare una sola volta nella vita. I suoi studenti lo apprezzavano per la capacità di spiegare ogni argomento in maniera semplice e appassionante, in grado di suscitare l’interesse anche di chi non era particolarmente predisposto allo studio. Era uno di quei docenti che sapevano tirar fuori dai loro allievi le qualità migliori di ciascuno, e di far sperimentare ogni tecnica grafica presentandola in maniera stimolante. Erano poche le cose che non tollerava: i ritardi, la mancanza di rispetto e il vizio del fumo; lasciava sempre liberi i suoi studenti di esprimersi come meglio credevano, ma su queste tre cose non transigeva e più di una volta aveva messo in punizione coloro che avevano sgarrato.

“Vorrei degli strangozzi[1] al tartufo nero e una frittatina al tartufo”, comunicò al cameriere.

“Molto bene. Oggi abbiamo anche un’ottima coratella d’agnello, sempre servito con profumi di tartufo”, aggiunse il cameriere.

“Preferirei la frittatina, grazie”.

“Ma certo. Da bere che cosa gradisce, il nostro vino sfuso?”

“Che vino avete?”

“Trebbiano oppure Merlot”.

“No, allora per cortesia una bottiglia di Montefalco Rosso, grazie”.

“Gliela servo immediatamente”.

Il cameriere si allontanò rapidamente e il Professore recuperò dalla sedia di fianco una cartella in pelle da cui estrasse alcune brochures e volumetti sulle risorse storico-artistiche della zona. Sapeva già che cosa andare a vedere durante la sua vacanza, ma doveva controllare gli orari di apertura di mostre e musei. Come spesso gli accadeva, la sua attenzione venne rapita dalle immagini di affreschi e miniature. Al cospetto del Genio umano non poteva che sospendere ciò di cui si stava occupando per accogliere in sé la maggior misura di sapienza possibile. E così anche ora, al tavolo di quel ristorante, si abbandonò alla contemplazione del Talento, passando con dita leggere e rispettose su una pagina illustrata con alcune opere del Pinturicchio. Socchiudendo gli occhi per meglio apprezzare la maestria nell’impiego dei colori, si ritrovò momentaneamente assorto in un tempo privo di contorni, sospeso, estraneo alle determinazioni particolari che scandiscono la vita dell’uomo. Si immerse totalmente con gli occhi e il cuore in quei morbidi paesaggi lacustri e non poté che innamorarsi dell’abilità con cui il Maestro aveva originalmente trasferito nel suo lavoro ciò che aveva appreso nel corso dei viaggi e degli studi. Proprio in quel momento, mentre era totalmente assorto nella magia di quei pensieri, il cameriere si avvicinò al tavolo porgendogli con delicatezza un primo piatto dal profumo sopraffino e una bottiglia di vino rosso. Strappato con violenza alle proprie intuizioni, il Professore fu richiamato al presente. Pensò che, non fosse stato per il delizioso e fragrante intrico di strangozzi materializzatosi all’improvviso di fronte a lui, avrebbe forse lanciato un’occhiata severa in direzione del disturbatore; ma dato che già gli giungeva alle narici un inebriante aroma di tartufo fresco, aveva deciso di deporre a priori l’ascia di guerra.

“Ecco qua gli strangozzi al tartufo nero, con spuma leggera di burro e pepe”, annunciò il cameriere che, benché esentato dall’occhiataccia, in tanti anni di lavoro aveva imparato a riconoscere i moti dell’animo umano, specialmente quando poco bendisposti. Il Professore si schiarì la voce per sciogliere via la residua ostilità dalla gola e accennò a un brevissimo sorriso laterale.

“Anche dell’acqua naturale, per cortesia”.

“Subito”.

Il Professore ammirò il piatto che gli era stato servito e che gli deliziava la vista con i colori caldi degli strangozzi e il bruno silvestre del pregiato fungo ipogeo. Mentre stava per profanare con una forchettata il vortice morbido e vellutato di quel piatto, la porta dell’albergo si spalancò ed entrò dall’uscio una giovane ragazza vestita con i toni della primavera.

“Salve Avvocato!”, esclamò con dirompente allegria in direzione del Professore, dedicandogli un sorriso brillante e carico di simpatia. Gli posò brevemente la mano sulla spalla in un gesto di consolidata confidenza e in men che non si dica sparì nei meandri della cucina. Il Professore rimase immobile sulla sedia di paglia, con la forchetta sospesa a mezz’aria e un’espressione sul volto a metà fra il perplesso e il colpevole. Perplesso perché non aveva idea del motivo per cui la ragazza lo avesse chiamato “Avvocato”; colpevole perché non aveva risposto al saluto, essendo stato colto alla sprovvista dal quell’ingresso inaspettato, da quella bellezza sbarazzina e da quella festosa accoglienza. Appoggiò la forchetta al bordo del piatto e cominciò ad accarezzarsi la bianca barba, come se quel gesto avesse il potere di fargli venire alla mente la soluzione al mistero. Osservò per qualche istante il punto in cui la ragazza lo aveva sfiorato, quasi a cercare una spiegazione nell’eco di quel tocco. Ma perché la ragazza lo aveva chiamato “Avvocato”? Chi era questo Avvocato? Aveva forse un sosia in quella cittadina a più di trecento chilometri da casa? Il saluto gli era stato indirizzato in maniera così rapida e naturale che la somiglianza fra i due doveva essere davvero impressionante. Continuò a sfregarsi la barba con fare accigliato, in attesa che la ragazza passasse di nuovo al suo fianco per chiederle delucidazioni. Si sistemò la giacca marrone e si schiarì nuovamente la voce. Udì la porta della cucina aprirsi, ma anziché vederne uscire la fanciulla, si presentò ai suoi occhi il cameriere.

“Mi scusi, ma la signorina che è passata poco fa..?”, gli domandò il Professore.

“Ah, la signorina è uscita dal retro. Desidera che le lasci detto qualcosa?”

“Ah, no, grazie, non importa..”. Già l’aver accennato a una domanda in merito alla ragazza usciva dai canoni di discrezione dell’insegnante. Non voleva passare per inopportuno, perciò lasciò correre.

“Qualcosa che non va con gli strangozzi?”

“No no, nulla..”, rispose il Professore, iniziando ad avvolgere quelle deliziose striscioline di pasta attorno alla forchetta. Mentre ruotava silenziosamente la posata per preparare il primo boccone, continuò a rimuginare sull’accaduto, ma non appena ebbe fatto il primo assaggio trovò il piatto talmente appetitoso che, per il momento, non pensò più alla faccenda dello scambio d’identità. Il palato rinacque, ritemprato dalla delicata preziosità di quella ricetta, e da quel momento tutti i sensi furono rapiti dall’arte della cucina. La soda densità delle listarelle di pasta si sposava alla perfezione con la scivolosità del burro fuso pepato, a sua volta ravvivato dalla ruvidità delle abbondanti scaglie di tartufo norcino. L’episodio dell’Avvocato sfumò rapidamente dai suoi pensieri per far posto al più immediato appagamento del palato.

[1] Pasta lunga a sezione rettangolare simile ai tagliolini.

…………………………………………………………………………………………………………………..

Se ti interessa proseguire la lettura, ecco come puoi trovare il romanzo.

Tramite prestito bibliotecario qui:

Oppure, per ora puoi acquistare il libro alla libreria Bianconiglio e alla cartolibreria Solis Radios di Sermide (Mn); lo pui anche ordinare in tutte le librerie del circuito Feltrinelli (arriva nel giro di 10-15 giorni).

Infine, se preferisci puoi acquistarlo su internet sia in formato cartaceo che in formato ebook cliccando su questo link.

Buon proseguimento!


L’mmagine di copertina del romanzo è “Anima Animus Shrine”, di Lauren Raine, 2003

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 9 ottobre 2015 da in Racconti.
Follow annarambaldi.com on WordPress.com

RAMBALDI ANNA

P.IVA 02481910202

Blog che seguo

Una noce di burro e un libro

tra libri e padelle... ne vedremo delle belle!

yourends

Io inizio le storie, il finale vien da sé... da voi.

-Massaggi olistici a padova-

prenota su armoniariflessologiapadova.com

SiViaggia

Viaggiare in Italia e all'estero: Foto, Guide, Recensioni.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: